un sequestro preventivo di beni per 720.579,87 euro sono stati
eseguiti all’alba nelle province di Salerno, con interventi a
Mercato San Severino, Roccapiemonte e Castel San Giorgio,
nell’ambito di un’indagine sulla gestione di Centri di
accoglienza straordinaria per richiedenti asilo in diverse aree
del Paese. L’operazione, condotta dai militari del Nucleo
Antisofisticazione e Sanità (Nas) di Firenze assieme con il
Comando provinciale dei carabinieri di Salerno e coordinata dalla
Procura della Repubblica di Pistoia, ha riguardato la società
cooperativa sociale Desy, con sede a Castel San Giorgio
(Salerno), e cinque persone gravemente indiziate, a vario titolo,
di concussione, frode nelle pubbliche forniture, truffa aggravata
in danno dello Stato e falsi ideologici commessi da incaricati di
pubblico servizio.
Il provvedimento reale ha colpito direttamente la società quale
presunto profitto dei reati. Le misure cautelari hanno
interessato l’amministratore di fatto della Desy, il 47enne
Salvatore De Simone, l’amministratore di diritto la 48enne
Margherita Corrado, le collaboratrici Antonietta Angrisani, 47
anni, e Giuliana Nocera, 37 anni, oltre al collaboratore
Guglielmo Capuano, 58 anni.
L’inchiesta ha preso avvio nel dicembre 2023, quando i Nas di
Firenze, d’intesa con i carabinieri di Pistoia, hanno effettuato
un accesso ispettivo al Cas ex Hotel Giardini a San Marcello
Piteglio (Pistoia), a seguito di segnalazioni su irregolarità
igienico-sanitarie. L’ispezione accertava condizioni gravemente
carenti: ambienti in incuria, sporcizia diffusa, liquami, muffe e
incrostazioni, con rischi per la salute degli ospiti e per la
salute pubblica. Il 19 dicembre 2023 la Prefettura di Pistoia,
con autorizzazione del ministero dell’Interno, disponeva lo
sgombero della struttura e la ricollocazione dei richiedenti
asilo.
Gli investigatori, coordinati dalla Procura, hanno quindi avviato
una verifica più ampia, raccogliendo dichiarazioni degli ospiti e
documentazione amministrativa. Dalla convenzione stipulata con la
Prefettura emergeva che la Desy avrebbe dovuto garantire cibo,
bevande, abbigliamento, assistenza sanitaria, mediazione
linguistica, informativa legale, alfabetizzazione, sostegno
psicologico e pocket money di 2,5 euro al giorno. Le
testimonianze hanno evidenziato gravi mancanze: pocket money
erogato solo in parte, assenza di lezioni di lingua e di
materiali, nessuna informativa legale, servizi sociali e
psicologici mai ricevuti.
La società attestava alla Prefettura prestazioni non svolte,
mentre i controlli sui tabulati telefonici collocavano i
professionisti altrove rispetto al centro, in contrasto con le
certificazioni di presenza. Sono emersi anche episodi di
concussione: ai richiedenti asilo veniva imposto di firmare i
fogli presenza attestanti servizi mai erogati, con minacce di
espulsione o sospensione del vitto. Alcuni dichiaravano di essere
rimasti fino a dieci giorni senza cibo.
Le indagini hanno poi riguardato altri centri gestiti dalla Desy:
a Pavia (Montù Beccaria, Santa Maria della Versa e capoluogo),
Salerno (Castel San Giorgio, Orria, Ascea, Casalbuono, Felitto),
Avellino (Savignano Irpino, Grottolella, Montoro, Atripalda) e
Arezzo (Foiano della Chiana). Anche in queste strutture sarebbero
state riscontrate carenze analoghe: assenza di cibo, degrado
igienico e abbandono dei richiedenti asilo.
Dalle acquisizioni documentali emergevano ulteriori irregolarità
contabili: in più occasioni la società avrebbe presentato le
stesse fatture a diverse Prefetture, ottenendo rimborsi multipli.
Nel periodo 2022-2024 la Desy avrebbe percepito oltre 1,2 milioni
di euro per la gestione dei centri. L’autorità giudiziaria ha
disposto il sequestro di oltre 720mila euro, ritenuto profitto
diretto dei reati.
Sempre secondo quanto riferito dall’Arma, le indagini hanno
accertato che la società, formalmente intestata a Margherita
Corrado, era di fatto gestita dal marito Salvatore De Simone, cui
spettavano decisioni operative, gestione del personale e
individuazione di nuove strutture. Tra i collaboratori figuravano
Angrisani, con funzioni di assistente sociale, e Nocera,
psicologa.
Secondo l’ipotesi accusatoria, i gestori avrebbero utilizzato
sistematicamente false attestazioni e duplicazioni di fatture,
con un intento lucrativo perseguito a danno dello Stato e con
conseguenze dirette sulle condizioni di vita dei richiedenti
asilo, privati di assistenza, servizi essenziali e opportunità di
integrazione.
Red-Alp
