Mer. Mar 11th, 2026

Morte, paura e disinformazione: dieci anni di dati veri contro il mito no-vax

Morte, paura e disinformazione: dieci anni di dati veri contro il mito no-vax
C’è una certa poesia nel complottismo: riesce a far sentire genio chiunque abbia una connessione Internet e cinque minuti liberi. Da anni la tribù dei no vax gira intorno alla stessa candela accesa: “i vaccini hanno aumentato morti, infarti, allergie e malattie autoimmuni”. Una teoria elegante nella sua pigrizia, perché non ha bisogno di prove, solo di coincidenze. È sufficiente che qualcuno si ammali dopo una dose per credere che il colpevole sia il siero. È la versione biologica del “mi ha guardato male, quindi mi odia”.

I numeri veri, quelli che nessun video su Telegram cita mai, raccontano un’altra storia. Secondo l’AIFA, tra il 2021 e il 2024 in Italia sono state somministrate più di 145 milioni di dosi di vaccino anti Covid. Le segnalazioni di eventi avversi gravi sono diciotto ogni centomila dosi, la maggior parte temporanee. Le anafilassi confermate sono 1,9 per milione, tutte risolte, nessun decesso. I morti realmente collegati al vaccino, dopo indagine causale, ventisette in tre anni: 0,000018 per cento. È più facile essere colpiti da un fulmine mentre si controlla il meteo sul telefono.

Nel frattempo la mortalità per infarto in Italia è scesa dal 9,5 per cento nel 2015 al 7,1 nel 2023, secondo il Programma Nazionale Esiti del Ministero della Salute. L’Istat conferma che nel 2022 le morti per ischemia cardiaca sono diminuite rispetto al 2021. Le uniche impennate registrate quell’anno non arrivano dalle arterie ma dal termometro: l’estate 2022 ha prodotto circa sessantunmila decessi da calore in Europa, con l’Italia tra i Paesi più colpiti. Il caldo, però, non ha una casa farmaceutica, quindi non fa notizia.

L’Istat indica che la percentuale di italiani con problemi allergici è stabile: 19,8 per cento nel 2019, 19,4 nel 2023. Se qualcuno starnutisce, non è colpa del vaccino, ma dei pollini. Anche i ricoveri per malattie autoimmuni non mostrano alcun picco, secondo i flussi ospedalieri del Ministero. Le uniche curve in salita sono quelle dell’isteria digitale.

Mentre le statistiche parlano chiaro, l’eco del sospetto continua a risuonare. È la memoria selettiva a fare il resto: ricordiamo solo ciò che ci colpisce. Una morte improvvisa fa il giro dei social, una vita salvata no. È come la paura dell’aereo: se ne cade uno, lo sanno tutti; se ne atterrano milioni, non interessa a nessuno. I no vax vivono in questo eterno aeroporto cognitivo, dove ogni incidente è un complotto e ogni statistica un inganno.

La realtà è ostinatamente sobria. L’AIFA, l’ISS, l’OMS e l’ECDC confermano che le reazioni gravi sono rarissime, i benefici enormi e i decessi prevenuti milioni. Le miocarditi post vaccino esistono, ma sono circa uno su centomila casi, quasi sempre lievi e risolte. La miocardite è molto più frequente dopo un’infezione da Covid che dopo un vaccino contro il Covid. Il paradosso non piace a chi ha bisogno del cattivo nel copione.

A rendere irresistibile la teoria del “vaccino killer” è la sua utilità sociale: offre un nemico chiaro, un senso di superiorità e un’identità di gruppo. È la versione moderna dei roghi contro le streghe, ma con un profilo Facebook al posto della torcia. La paura diventa un prodotto: si costruisce con un video, si vende con un link e si rinnova con un sospetto. Costa poco, rende tanto.

Chi studia, misura e pubblica i dati diventa il bersaglio. Non perché abbia torto, ma perché rovina la magia. Dire che la mortalità per infarto è in calo e che le allergie non aumentano toglie pathos alla narrativa della persecuzione. La persecuzione, per chi vive di indignazione, è ossigeno.

La verità è che il vaccino non è perfetto, ma funziona. Non è un talismano, è uno strumento statistico: riduce i rischi, non li cancella. Pretendere il rischio zero è come pretendere di non bagnarsi in mare. La differenza è che il mare, almeno, non ha una pagina Facebook che urla “acqua assassina”.

Dal 2015 al 2025 le curve italiane raccontano un solo trend: le morti cardiache diminuiscono, le allergie restano stabili, la speranza di vita cresce. Se i vaccini fossero davvero la causa di un’epidemia di reazioni mortali, i cimiteri traboccherebbero. Invece traboccano solo i commenti indignati sotto ogni notizia sanitaria.

Alla fine il dramma dei no vax non è ideologico, è cognitivo. Confondono il caso con la causa, la coincidenza con il complotto, il sospetto con la prova. È la versione contemporanea del medioevo mentale: un’epoca in cui la verità deve sempre sembrare malevola, perché la realtà è troppo semplice per essere creduta.

Ovviamente, tutti questi dati ufficiali dell’AIFA, dell’ISS, dell’Istat e dell’OMS non valgono nulla. Sono stati prodotti proprio dalle istituzioni che, secondo i migliori oracoli del web, vogliono renderci schiavi, ipnotizzati e possibilmente sterili. In fondo, se la realtà non conferma la teoria, la soluzione è semplice: si cambia la realtà.


Inchiesta di Andrea Coscia
Fonti: AIFA – Rapporti di sorveglianza vaccini COVID 2021–2024; Istituto Superiore di Sanità – Rapporti ISS COVID e Sorveglianza Integrata; ISTAT – Cause di morte 2015–2022; Programma Nazionale Esiti – Mortalità IMA 2015–2023; Osservasalute 2023; OMS – Global Vaccine Safety Report 2024.

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