Mer. Mar 11th, 2026

**AVELLINO: IN CARCERE PER OMICIDIO, PERSEGUITA LA VEDOVA DELLA VITTIMA CON UN CELLULARE IN CELLA**

smartphone in possesso dei detenuti

Avellino , 13 nov. – (Adnkronos) – Con uno smartphone in cella, un
detenuto per omicidio avrebbe perseguitato la vedova della vittima
direttamente dal carcere. Da questa mattina, i Carabinieri del Nucleo
Investigativo del Comando Provinciale di Avellino, insieme a personale
della Polizia Penitenziaria della Casa Circondariale e del Nucleo
Investigativo Regionale per la Campania, stanno dando esecuzione a un
decreto di perquisizione emesso dalla Procura di Avellino a carico di
18 indagati che sono – o sono stati – detenuti presso l’istituto
penitenziario irpino a partire da giugno 2024. Tutti gli indagati sono
gravemente indiziati del delitto di accesso indebito a dispositivi
idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti e, in un caso,
anche per il reato di atti persecutori.

La perquisizione sta interessando le stanze di reclusione che
risultino ancora occupate dagli indagati presenti nel penitenziario
”Antimo Graziano” e ha il fine di trovare e sottoporre a sequestro
dispositivi elettronici e SIM telefoniche. Il provvedimento scaturisce
da un’indagine svolta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di
Avellino a partire da febbraio 2025, con il preciso scopo di
contrastare il crescente fenomeno dell’uso, all’interno delle carceri,
di telefonini e smartphone idonei alla comunicazione tradizionale e
alla navigazione web che consente anche il collegamento ai social
network. Partendo da singoli casi emersi nel corso di altre indagini,
le attività svolte hanno svelato una vera e propria operazione di
connected cell: all’ingente mole di tabulati telefonici e telematici,
utili ad individuare le utenze di interesse investigativo (spesso
intestate a persone inesistenti sul territorio italiano), sono seguite
indagini telematiche e l’analisi del circuito relazionale, che ha
permesso l’identificazione dei familiari e degli amici contattati dai
detenuti.

Sui profili social di alcuni indagati, alimentati grazie alle stesse
utenze, sono emersi messaggi e anche immagini di rilievo
investigativo. Le indagini hanno dimostrato che l’uso dei cellulari e
degli smartphone, da parte dei detenuti, oltre a consentire contatti
non autorizzati con l’esterno ha costituito strumento idoneo alla
realizzazione di altri reati. In tale quadro, a carico di un indagato
sono emersi gravi indizi di colpevolezza per stalking ai danni di una
donna, vedova della vittima dell’omicidio per il quale lo stesso
detenuto è giudicabile.

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