Gio. Mar 12th, 2026

Quando la trasparenza diventa un terreno scivoloso. Il caso del bando ricettività e le domande che l’Umbria non dovrebbe evitare

La storia inizia con un dettaglio che molti definirebbero innocuo. Una data, un atto, un bando. Il 18 settembre 2024 la Giunta Regionale dell’Umbria approva con DGR 933 l’attivazione del bando PR FESR 2021 2027, Azione 1.3.4 dedicata al sostegno delle imprese ricettive. La scena politica è ancora quella della Giunta Tesei, quando Stefania Proietti non siede a Palazzo Donini. La fase successiva è quella che merita attenzione.

La graduatoria provvisoria viene approvata il 22 luglio 2025. Quella definitiva il 5 novembre 2025. La firma è dell’Amministratore Unico di Sviluppumbria, com’è prassi nei bandi PR FESR. La Presidente Proietti è in carica. Il nuovo ciclo politico è avviato e l’Umbria ha un nuovo motore istituzionale. Tra i progetti ammessi compare un nome molto conosciuto ad Assisi. Hotel Los Angeles S.A.S. La graduatoria riportata da Sviluppumbria indica una spesa ammissibile di 452.514,55 euro, un contributo di 226.257,27 euro e uno stato della domanda definito ammissibile e finanziabile. Sono numeri pubblici, presenti nella documentazione ufficiale. I numeri diventano rilevanti quando si incrociano con altri elementi dello stesso livello di ufficialità.

Nel curriculum depositato da Stefania Proietti al momento della candidatura regionale, che come tutti quelli dei candidati è disponibile nel sito istituzionale, la Presidente indica una pubblicazione scientifica dedicata proprio all’Hotel Los Angeles di Assisi. Si tratta di una ricerca accademica svolta negli anni precedenti, in cui la struttura compare come caso di studio. Il punto non è l’esistenza di quella ricerca. Il punto è il legame tra quell’attività professionale precedente e la struttura che oggi beneficia di un contributo pubblico rilevante. Le norme nazionali e regionali che regolano l’azione amministrativa lo dicono senza ambiguità. Il conflitto di interessi non richiede parentela, non richiede controllo societario, non richiede rapporti economici attuali. È sufficiente un rapporto professionale pregresso, anche solo potenziale o apparente.

Il decisore pubblico deve dichiararlo non per colpa, ma per trasparenza. È un principio antico, utile proprio a evitare zone grigie nelle quali si insinua il sospetto che l’imparzialità non sia piena. Manuali e normative ricordano che la linea tra autonomia e interesse personale va tracciata con rigore e sempre alla luce del sole. La domanda è semplice e riguarda l’atto, non la persona. Questa dichiarazione c’è stata?

Dai documenti pubblici a noi non risulta. Non abbiamo trovato una nota formale. Non abbiamo trovato un’astensione verbalizzata. Non abbiamo trovato alcun richiamo esplicito nelle determine. La Presidente ha chiarito, riportato in un articolo pubblicato da Umbria7, di non essere stata presente alla seduta di Giunta che approvava un passaggio della procedura, ma l’assenza non equivale alla dichiarazione di conflitto. Le norme lo spiegano con precisione. L’astensione è un atto amministrativo, non un gesto simbolico. Richiede forma, contenuto, motivazione e pubblicità.

Il tema diventa più sensibile se si osserva il clima politico degli ultimi mesi. In Umbria il concetto di conflitto di interessi è stato agitato spesso come arma polemica, anche per casi meno articolati e con impatti amministrativi marginali. La parola trasparenza è stata invocata con severità quando riguardava altri livelli istituzionali. Per questo sorprende che la stessa severità non venga applicata quando il livello cambia e il dibattito si sposta sulla Regione.

Un passaggio riportato dallo stesso articolo di Umbria7, nel tentativo di smontare le critiche, aggiunge un tassello delicato. L’articolo cita nel virgolettato che la società beneficiaria sarebbe composta da soggetti oltre il quarto grado di parentela. È un’affermazione che, nel voler minimizzare, finisce per rendere esplicita l’esistenza di un legame famigliare all’interno della compagine societaria. Anche questo rientra nel perimetro delle situazioni che impongono dichiarazione e astensione. Le norme considerano rilevante qualsiasi legame famigliare che possa alimentare un ragionevole dubbio sull’imparzialità.

La procedura complessiva del bando appare rispettata nelle sue fasi essenziali. Pubblicazione, istruttoria, graduatorie. Il vuoto riguarda un’altra parte del processo. Manca, per quanto siamo riusciti a verificare come cittadini umbri, una verifica esplicita, formalizzata e pubblica sull’assenza di conflitto di interessi. Un paragrafo, una riga, un protocollo. In questo tipo di vicende ciò che non viene dichiarato pesa quanto ciò che viene scritto.

Resta una domanda che non dovrebbe diventare tabù politico. Per quale motivo la trasparenza viene applicata con rigore quando riguarda altri territori, mentre a Perugia sembra trasformarsi in una materia più morbida? Nell’antica Roma non bastava che la moglie di Cesare fosse onesta. Doveva anche apparire tale. È una riflessione che parla della fiducia nelle istituzioni più che delle persone che le guidano. Parla della necessità di garantire una distanza chiara tra le funzioni pubbliche e ogni possibile zona grigia. Parla del valore dell’imparzialità come bene collettivo e non come condizione negoziabile.

La politica non richiede eroismi. Richiede coerenza e la coerenza, come la trasparenza, non sopporta le eccezioni. Prima di lasciarsi trascinare da polemiche inutili o da annunci di azioni legali, sarebbe utile porre una domanda semplice e decisiva alla Presidente della Regione.

Esiste una sua dichiarazione ufficiale di conflitto di interessi depositata agli atti per questa pratica?

Se esiste basta pubblicarla. Se non esiste basta dirlo, assumendosi la responsabilità politica della scelta. In entrambi i casi la vicenda si chiude, perché la trasparenza, quando è reale, non ha bisogno di evocare tribunali. Ha bisogno solo di documenti.

L’analisi si basa esclusivamente su documenti pubblici disponibili online e su atti ufficiali pubblicati da Regione Umbria e Sviluppumbria. La ricostruzione non formula accuse e non attribuisce illeciti, ma pone domande civiche legittime che rientrano nel diritto dei cittadini alla trasparenza amministrativa.

Andrea Coscia

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