La Ternana e il racconto che cambia: cronaca di contraddizioni ufficiali
La verità non ha bisogno di essere difesa.
Ha solo bisogno di non cambiare versione ogni quattro mesi.
Tra settembre 2025 e gennaio 2026, attorno alla Ternana Calcio, il racconto pubblico della nuova proprietà ha subito una serie di slittamenti che non riguardano opinioni o valutazioni sportive, ma fatti, date, rapporti personali e decisioni amministrative. Elementi che, se letti insieme, restituiscono una narrazione instabile, come una mappa ridisegnata ogni volta che il terreno sotto i piedi inizia a cedere.
Alla conferenza di presentazione di settembre, Claudia Rizzo parla da presidente insediata. Il messaggio è chiaro: continuità, decisioni immediate, assunzione di responsabilità. Tra queste, una viene rivendicata senza ambiguità. Il contratto di Carlo Mammarella, dice, è stato rinnovato “appena ho messo piede allo stadio”. Non una pratica ereditata, ma una scelta del nuovo corso. Mammarella viene indicato come figura centrale, simbolica, quasi identitaria.
Il 2 ottobre, a pochi giorni di distanza, un’intervista ufficiale a Laura Melis rafforza quel quadro. Il tono è fiducioso, quasi fondativo. Melis parla di destino, di passaggi che accadono per una ragione, di un progetto che prende forma. Quando il discorso si sposta sull’area tecnica, afferma che Massimo Ferrero sarà colui che gestirà la campagna acquisti. Non una presenza marginale, ma un ruolo operativo chiaro, coerente con la narrazione di un gruppo dirigente già strutturato e allineato.
Quattro mesi dopo, nella conferenza stampa dell’8 gennaio 2026, Gian Luigi Rizzo fornisce una ricostruzione diversa. Il contratto di Mammarella, afferma, sarebbe stato firmato due giorni prima del closing. Quindi prima dell’insediamento effettivo della nuova proprietà. Non una scelta del nuovo corso, ma un’eredità. Non una garanzia, ma un costo ritenuto oneroso e non coerente con la linea attuale.
Le due versioni risultano difficilmente conciliabili sul piano temporale.
O il contratto è stato rinnovato appena arrivata la presidente, oppure è stato firmato prima del closing. Non emerge, dalle dichiarazioni ufficiali, una terza ricostruzione compatibile.
La stessa frattura si riscontra nel racconto relativo a Massimo Ferrero.
A settembre, davanti a microfoni e taccuini, Ferrero dichiara di conoscere i genitori di Claudia Rizzo da vent’anni. Parla di un rapporto personale lungo, consolidato, fiduciario. Aggiunge che la presidente lo chiama di continuo e che c’è entusiasmo per il nuovo corso con lei “al timone”, alla presenza della stessa Claudia Rizzo, che interviene nel corso della conferenza senza mai smentire, correggere o ridimensionare quelle parole.
In quel contesto Ferrero viene presentato come parte integrante del progetto. Non come figura di passaggio, ma come riferimento dell’area sportiva. Un ruolo che trova conferma, pochi giorni dopo, nelle parole di Laura Melis, che lo indica come perno della campagna acquisti.
Nel racconto di gennaio, però, il quadro cambia. Gian Luigi Rizzo afferma che Ferrero collaborava con la Ternana già da sei mesi prima dell’arrivo della nuova proprietà. Dichiara di non conoscerlo personalmente da prima. Lo colloca in una fase precedente, in un sistema da sanare, non come frutto di una scelta fiduciaria della nuova gestione. Ferrero viene rappresentato come una figura da archiviare, non più come un alleato del nuovo corso.
Anche in questo caso, le narrazioni risultano difficilmente sovrapponibili.
Da un lato un rapporto personale dichiarato come ventennale e valorizzato pubblicamente, dall’altro una collaborazione recente, non personale, ereditata e poi ritenuta non compatibile. Due rappresentazioni che, sulla base delle dichiarazioni ufficiali, non trovano un punto di raccordo esplicitato.
Il disallineamento si estende infine al contesto economico e progettuale. A settembre si parla di progetto globale, di investimento importante, di stadio e clinica inseriti in un’unica visione. Il tono è espansivo, fondativo. A ottobre, l’intervista di Melis rafforza quell’idea di slancio e di struttura già definita. A gennaio, il lessico cambia: costi fuori controllo, contratti onerosi, necessità di intervenire per salvare il club. La stessa operazione viene raccontata prima come costruzione ambiziosa e poi come intervento emergenziale.
Nessuno mette in discussione il diritto di una proprietà di cambiare strategia, ma quando cambia la ricostruzione dei fatti, senza che venga fornita una spiegazione pubblica dei passaggi intermedi, il tema diventa la coerenza del racconto.
Qui non si discute se Mammarella fosse una scelta giusta o sbagliata.
Non si giudica Ferrero come dirigente.
Non si entra nel merito sportivo.
Si prende atto che:
un contratto viene prima rivendicato e successivamente ricondotto a un’eredità,
un rapporto personale viene prima dichiarato pubblicamente e successivamente ridimensionato,
una figura indicata come centrale nel mercato diventa in pochi mesi parte di una fase da chiudere,
senza che nel mezzo sia mai stata fornita una ricostruzione pubblica dei passaggi.
La storia insegna che le strutture non crollano per una decisione sbagliata, ma per troppe versioni della stessa decisione. La credibilità funziona allo stesso modo. Non si perde per un errore, ma per l’accumulo di racconti che non coincidono.
A Terni oggi non manca il futuro.
Manca un racconto che resti in piedi quando lo si rilegge a distanza di quattro mesi.
Questa, più di ogni altra, è la contraddizione che pesa.
Questo articolo si limita a confrontare dichiarazioni pubbliche rese in momenti diversi, senza attribuire intenzioni o responsabilità ulteriori rispetto a quanto dichiarato dagli stessi protagonisti.

