Il Perugia riesce “nell’impresa” di perdere in casa contro il Pineto, che arrivava da quattro sconfitte consecutive. Ma quella di ieri pomeriggio non è soltanto l’ennesima sconfitta in un campionato tra i più brutti, se non il peggiore, che si ricordi nell’ultimo mezzo secolo. È la fotografia nitida di una squadra che sta lentamente scivolando verso il baratro e che, nel concreto, non sta facendo assolutamente nulla per cercare di evitarlo. Anche quando le altre concorrenti in lizza per non retrocedere sembrano non fare molto meglio. I giocatori con il completo rosso, che oggi, francamente, non ci sentiamo di accomunare al simbolo di una città che, da sempre, ha incarnato lo spirito di un lottatore indomito, sono apparsi inspiegabilmente fragili, impauriti e confusi. E una squadra che debba salvarsi non può disputare un primo tempo privo di intensità, di aggressività e di quella cattiveria che in Serie C non è un optional, ma una condizione minima per sopravvivere, specie se si veniva da due settimane di preparazione. C’è anche della malasorte, sia chiaro, perché le conclusioni di Verre (in ripresa, ma ancora lontano dal giocatore che conoscevamo), di Bacchin (deviata in corner), e quella su punizione di Manzari nella ripresa (palo pieno) avrebbero potuto condurre al pareggio, ma questo non avrebbe cambiato di una virgola i giudizi sulla prestazione complessiva. Anche perché, dall’altra parte, il Pineto non è che avesse fatto nulla di trascendentale, si è chiuso con ordine ed ha semplicemente contenuto, per così dire, il campo di azione dei giocatori di casa, colpendolo alla prima circostanza (sulle battute di ha rimessa laterale) e con la difesa del Perugia a fare le belle statuine (c’era, forse, un fuorigioco?).
Un altro aspetto, certamente, da rimarcare è la mancanza di reazione, perché una squadra che deve salvarsi si ribella, il Perugia no, si perde d’animo e si disunisce. Si, è vero, nel secondo tempo, per venti minuti, qualcosa si è mosso. Baricentro più alto, assetto più offensivo, qualche accelerazione, venti minuti in tutto, che, anche con la complicità di situazioni poco fortunate, non hanno prodotto nulla. Siamo sinceri, dopo San Benedetto ci eravamo illusi che una svolta ci sarebbe stata. È vero, si affrontava un avversario ancora più debole e in crisi, ma la vittoria avrebbe dovuto portare ben altro clima di consapevolezza all’interno dello spogliatoio. E poi i nuovi acquisti. Anche qui, siamo onesti, eravamo convinti che il mercato di gennaio avesse alzato definitivamente il livello qualitativo, mentre, chi è arrivato non solo non sta trascinando il gruppo, ma si è, addirittura allineato alla mediocrità tecnica, fisica e caratteriale di chi già c’era. Si sono cambiati moduli, uomini, interpretazioni. 4-3-3, 4-2-3-1, 4-3-1-2, ci sono stati avvicendamenti continui, correttivi in corsa per sfruttarne le caratteristiche, ma, più che un’evoluzione, è sembrato una ricerca affannosa di un qualcosa che ancora non si è capito cosa sia. E qui entra in gioco anche la guida tecnica. Mister Tedesco ci mette la faccia, ribadisce che la squadra è con lui, che non arretra, ma, è evidente, che anche lui abbia perso smalto e lucidità. La Società, d’altro canto, gli conferma fiducia, ma solo perché non avrebbe senso cambiare il terzo allenatore a nove giornate dalla fine e non ci sono più cartucce da sparare.
Forse, quando si prova tutto, quando si cambia troppo, il rischio è trasmettere insicurezza, invece che certezze. C’è nervosismo, la squadra che si auto impone il silenzio stampa, ed una notevole discrepanza tra parole e campo. La classifica non aspetta.
Siamo di nuovo ai livelli dello sbando autunnale e nel calcio le conseguenze arrivano sempre, anche quando si prova a minimizzare. Servirebbero scelte definitive, una direzione chiara, perché il blasone non salva, la storia non fa punti. La memoria non basta e oggi, quella dignità, va difesa con i fatti, non sono più sufficienti i buoni propositi.
La stagione, nonostante tutto, si può, tuttavia, preservare, ma occorrono uomini e punti da fare, altrimenti Livorno e Pontedera, tanto per citare i prossimi due impegni, saranno solo ulteriori tappe verso una fine ingloriosa.
Per Perugia2005News Alessio Torzuoli
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