Il Perugia, anche per colpe non del tutto proprie, ritorna da Campobasso a mani vuote e l’ennesima sconfitta non è che una sentenza che, per quanto nuda e cruda, dà contezza immediata ed incontrovertibile della situazione che si sta vivendo, in questo momento, dalle parti di Pian di Massiano. A suffragio di ciò le parole di Riccardo Gaucci, cui gli fanno eco quelle di Giovanni Tedesco che, nel dopo gara, preoccupano e non poco. La sensazione che trapela è che in campo la squadra non sia altro che l’espressione di quanto, da meno di due anni a questa parte, sia stato, finora, realizzato sul piano progettuale e dei risultati. Considerazioni dette e arci dette, trite e ritrite, ma, dopo una stagione deludente come quello dello scorso anno (con tutte le attenuanti del caso) ed un inizio di quella attuale costellato di scelte sbagliate, ci si attendeva un’inversione di rotta. In questo senso, la striscia di partite positive messe in fila in seguito all’avvento della triade tanto amata da noi perugini aveva illuso che qualcosa fosse davvero cambiato. La squadra aveva, infatti, dato importanti segnali di una ritrovata vitalità, se non altro, sul piano della personalità, della mentalita’ e dell’identità. Poi l’inaspettata sconfitta di Alessandria, come dichiarato da Riccardo Gaucci, ha fatto crollare tutto e riaperto antiche falle, che il successivo derby con la Ternana e la gara di oggi, hanno, di nuovo, messo in luce. Non è facile inquadrarne la natura, probabilmente un mix legato ad aspetti di natura caratteriale, ma anche tecnico tattica. Il Perugia sbaglia i gol, ma fa anche tanta fatica a mirare la porta in modo efficace, impostare l’azione, oltre che, naturalmente, a difendersi. Agli avversari, qualunque essi siano, basta indovinare una giocata per far propria la gara e gestire, pur non facendo chissà che di particolare, fino al triplice fischio. Anzi, quel che è peggio, pur mostrando una sostanziale mediocrità, ma questa è un’aggravante; perdere la categoria in un campionato di basso profilo come quello attuale sarebbe imperdonabile, perché basterebbe davvero poco per rimanere a galla ed ottenere il minimo sindacale.
Vedere oggi l’ex capitano del Perugia che si appella al peso della maglia e chiede, senza mezzi termini, rinforzi importanti dal mercato di gennaio e, poco dopo, osservare lo sguardo sconsolato di Riccardo Gaucci ( lui che, insieme agli altri, sta dedicando anima e corpo alla causa) che si attende un’assunzione di responsabilità da parte di tutti, fa male al cuore. Ed è questa una grande occasione persa non solo da parte della squadra, che non sta dimostrando di avere gli attributi o l’orgoglio ferito per combattere quando c’è da farlo, ma anche per la Società, la cui l’unione di intenti con i propositi della triade andrà presto verificata.
La cartina tornasole sarà il mercato, ormai prossimo, da cui il Perugia dovrà uscirne, giocoforza, rinforzato per non rischiare di retrocedere nei dilettanti. Quando si dice il mondo parallelo. Da un lato si sprizza ottimismo per il futuro alla cena degli sponsor, dall’altro si continua a perdere, in maniera più o meno scellerata, sul campo.
E vale la pena ricordare che un progetto calcistico in cui la parte sportiva non sia competitiva o adeguata è destinato a fallire.
Per Perugia2005News Alessio Torzuoli
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