TERNANA–AREZZO, 1–1 … Uno stadio pieno solo a parole e l’autogol della regione … da manuale
✍️ di Andrea Coscia
Dubickas illude, Cianci punisce. Finisce 1–1 al Libero Liberati tra Ternana e Arezzo, in una partita che doveva essere un segnale di riscatto e invece è diventata un termometro impietoso dell’umore cittadino.
Sugli spalti appena 3.573 spettatori, di cui 2.055 paganti e 1.518 abbonati. Incasso ufficiale: 33.155 euro. Numeri troppo bassi per una piazza che in questi giorni ha parlato solo di Ternana, di stadio, di ricorsi e di politica. Tutti esperti di urbanistica da tastiera, pochi presenti ai tornelli.
Il campo ha raccontato una storia diversa. Una Ternana in crescita, avanti al 36’ con Dubickas dopo un’azione costruita da Ndrecka e Ferrante. L’Arezzo ha pareggiato al 68’ con Cianci, ex di turno, bravo a sfruttare una mischia in area. Nel finale gli ospiti hanno segnato il gol del sorpasso con Pattarello, poi annullato per fallo in partenza. Un pareggio giusto, una cornice ingiusta.
E mentre sugli spalti si contavano i vuoti, fuori dallo stadio continuava la partita più lunga: quella tra Terni e Perugia.
REGIONE UMBRIA, AUTOGOL DA MANUALE
A Terni si chiama sviluppo, a Perugia ricorso al TAR. Il risultato non cambia: una città che costruisce e una Regione che smonta.
La Giunta regionale guidata da Stefania Proietti ha impugnato davanti al TAR la Determina Dirigenziale n. 1054 del Comune di Terni, l’atto con cui è stata approvata la convenzione per la realizzazione del progetto stadio-clinica. Un atto tecnico, dice la Regione. Un freno politico, dicono le carte.
Il progetto non nasce ieri. Dal 2021 si parla della riqualificazione dell’area del Libero Liberati e della costruzione di una clinica privata convenzionata con 80 posti letto. Nel 2022 la Conferenza dei Servizi regionale chiude i lavori con esito positivo, a condizione che vengano recepite alcune prescrizioni. Tutte. Nel 2023 la Giunta Tesei, con la delibera 1399, assegna proprio a Terni 80 posti letto privati convenzionabili, riequilibrando un sistema sanitario da decenni inclinato verso Perugia.
L’allora assessore Enrico Melasecche, intervistato da La Nazione il 27 aprile 2024, ricordò che la Conferenza dei Servizi si era chiusa con esito positivo e che “l’iter è in mano al Comune”. Nessuna scorciatoia, nessuna forzatura.
Nel luglio 2025 il Comune di Terni approva la Determina n. 2167 e la convenzione urbanistica con Stadium S.p.A. L’atto contiene tutti i pareri tecnici e contabili e vincola il soggetto privato a costruire il nuovo stadio a proprie spese, a cederlo gratuitamente al Comune e a realizzare la clinica senza contributi pubblici. Tutto pubblicato, tutto regolare.
Il 16 ottobre, a cinque giorni dalla scadenza dei termini di efficacia, la Regione impugna l’atto. La delibera n. 1021 non specifica quali norme sarebbero state violate. Mancherebbe perfino il parere del Servizio legislativo previsto dal Regolamento 3/2012 per gli atti contenziosi. È una falla giuridica, non un dettaglio.
L’assessore all’urbanistica Marco Iapadre, in un video pubblico (facebook.com/reel/845936174552933), ha spiegato che la Regione non era affatto obbligata a impugnare la determina comunale. “Non esiste alcuna norma che imponga un ricorso”, ha detto. “Le due Conferenze dei Servizi, preliminare e decisoria, si sono chiuse con esito positivo all’unanimità, a condizione che venissero recepite alcune prescrizioni. Il dirigente comunale ha verificato che tutte le prescrizioni erano state rispettate e ha quindi proceduto nel pieno rispetto delle competenze.”
Nessuna scorciatoia, nessun abuso, solo un percorso tecnico regolare e completato.
Iapadre lo ha ribadito: “Nessuno ha mai chiesto, né tanto meno preteso, l’accreditamento dei posti letto prima della costruzione della struttura sanitaria.”
È un punto giuridico dirimente, perché smentisce alla radice la tesi di chi come Pierluigi Rainone, portavoce del Movimento Radicalsocialista, sostiene che il Comune avrebbe agito in assenza di titoli.
La legge distingue infatti tra autorizzazione alla costruzione e procedura di accreditamento sanitario. Sono due percorsi diversi che si aprono in fasi successive.
Pretendere che l’accreditamento sia completato prima della costruzione equivale a chiedere la revisione a un’auto che non è ancora uscita dalla fabbrica.
A questa confusione si aggiunge il presunto legame tra il convenzionamento della clinica e la tenuta del Piano Economico Finanziario. Quel legame, semplicemente, non esiste.
A pagina 7 della Determinazione Dirigenziale n. 2088/2025 si legge chiaramente:
“L’equilibrio economico-finanziario dell’intervento è garantito indipendentemente dall’eventuale convenzionamento sanitario, in quanto basato su flussi autonomi e garanzie patrimoniali della società di progetto.”
Tradotto: anche senza convenzionamento, il PEF sta in piedi. Non serve alcuna decisione regionale per sostenere l’investimento.
Per chiarire definitivamente un altro punto in contestazione, che fa ampiamente capire che l’eventuale conflitto d’interessi di Bandecchi è completamente svanito: i famosi “14 milioni di contributo della clinica allo stadio” non esistono nei documenti ufficiali. Né nella convenzione, né nella Determinazione Dirigenziale n. 2088/2025, né nel Piano Economico Finanziario approvato dal Comune.
Quel numero deriva da una vecchia trattativa privata tra la precedente proprietà della Ternana Calcio S.r.l. (all’epoca del gruppo D’Alessandro) e la Ternana Women (Unicusano), relativa alla compravendita del terreno dove oggi dovrebbe sorgere la clinica.
In quell’accordo, la Ternana Women avrebbe dovuto versare circa 14 milioni di euro alla Ternana Calcio S.r.l. per realizzare la clinica. Si trattava quindi di una valutazione interna di stima legata a una trattativa immobiliare, non di un contributo economico previsto dal progetto stadio-clinica.
Con il subentro della nuova proprietà, i Rizzo hanno acquistato la Ternana Calcio S.r.l. e con essa l’intero pacchetto, compreso il terreno. Da quel momento, la cifra dei 14 milioni è semplicemente scomparsa, perché il terreno è già di proprietà della stessa società che realizza il progetto.
Di conseguenza, non esiste alcun trasferimento tra clinica e stadio, nessun legame con il convenzionamento sanitario e nessun rischio per il PEF. È un numero rimasto sospeso nel dibattito politico, ma totalmente estraneo agli atti amministrativi e alle carte ufficiali.
Infatti, nella convenzione non esiste alcun punto impugnabile. Il Comune ha operato nel pieno rispetto del D.Lgs. 38/2021 (Legge Stadi) e del D.Lgs. 36/2023 (nuovo Codice dei contratti), affidando a una società di scopo controllata al 100% dalla Ternana Calcio una formula esplicitamente prevista dalla legge.
La Regione lo sa bene, eppure ha scelto di impugnare lo stesso.
Non sappiamo con certezza quale sia il vero motivo dell’impugnativa, ma sappiamo che nessuna prescrizione regionale risulterebbe violata.
Lo dimostra la Determinazione comunale stessa, che ribadisce:
“Il progetto approvato risulta conforme alla Determinazione regionale n. 11253/2022 e alle prescrizioni contenute nella Conferenza dei Servizi.”
Se la Regione avesse voluto davvero sollevare una questione tecnica, non avrebbe avuto alcun appiglio giuridico.
Non potendo toccare la convenzione, atto tra Comune e soggetto privato, ha scelto di impugnare il titolo edilizio per ottenere un effetto sospensivo indiretto. Un trucco procedurale, formalmente legittimo, sostanzialmente pretestuoso.
A confermare questa impostazione è anche l’intervento dell’avvocato Angelo Matteo Socci su Umbria7. Nel suo articolo parla di una “scelta insensata dal punto di vista amministrativo e giuridico”, ricordando che “ricorrere al TAR contro un Comune su un atto perfettamente conforme alla legge appare un modo per bloccare politicamente un progetto, non per correggerne errori.”
Parole pesanti, ma misurate, che valgono doppio perché arrivano da un tecnico del diritto, non da un politico. Socci evidenzia esattamente quello che molti sospettano: non è un ricorso di merito, è un’operazione di potere.
Ed è proprio qui che si apre la contraddizione politica più grande.
Se davvero la Regione temesse un impatto negativo sul Servizio Sanitario, non avrebbe bisogno di bloccare un progetto già conforme alle norme.
Tanto più che proprio la D.G.R. 1399/2023, approvata dalla Giunta Tesei, aveva previsto 80 posti letto privati accreditabili in provincia di Terni, esattamente quelli del progetto oggi impugnato.
L’attuale Giunta Proietti, invece, ha scelto di contestare quella stessa pianificazione che la Regione, solo un anno prima, aveva già validato.
Un cambio di rotta che l’ex presidente Donatella Tesei ha definito su UmbriaTV “un errore politico e amministrativo”: Proietti ha sbagliato, la Regione non doveva impugnare. È un’azione inutile e dannosa.”
Thomas De Luca, …
C’è chi cambia idea, e poi c’è chi cambia parte e finge che sia coerenza.
Nel 2021 lo stesso De Luca, allora capogruppo M5S, accusava la Giunta Tesei e l’assessore Coletto di “irridere i cittadini” sul progetto Stadio-Clinica, invocando trasparenza, partecipazione e rispetto delle istituzioni. Quelle parole sono ancora online sul sito ufficiale dell’Assemblea legislativa dell’Umbria.
Oggi, lo stesso De Luca, da consigliere regionale, firma la delibera che avvia il ricorso al TAR contro quel progetto. Lo stesso progetto che pochi anni fa difendeva come opportunità per la città.
Da paladino dei cittadini a strumento del potere …
Forse il coraggio barattato con un po’ di visibilità politica.
Se così fosse, quando si predica una cosa e se ne fa un’altra, non si è rappresentanti del popolo, si è semplicemente funzionali al sistema che si fingeva di combattere.
É certo che per la stessa tematica nel 2021 De Luca accusava la Regione di “mancanza di trasparenza” e “assenza di confronto”. Oggi difende una Giunta che quella trasparenza l’ha cancellata. È il bias di convenienza in versione istituzionale: cambiano i ruoli, cambiano le verità. Il bias di appartenenza completa l’opera: ieri urlava “mai col PD”, oggi si fotografa al tavolo del PD.
Nel frattempo la presidente Stefania Proietti è finita in un caso politico senza precedenti. Secondo Tag24, avrebbe contattato la proprietà della Ternana Calcio per tentare una mediazione privata sul ricorso regionale. Un gesto che Stefano Bandecchi ha definito “poco limpido, fuori da ogni logica istituzionale”. Tradotto: la Regione impugna un atto e poi chiama in privato i soggetti colpiti per smorzarne gli effetti. Una contraddizione grande quanto lo stadio stesso.
Bandecchi ha risposto con un video diretto: “Cara Presidente, ti stai creando una serie di guai. Hai fatto telefonate con la proprietà della Ternana? È un atteggiamento …”. lo stesso Bandecchi ha poi convocato in Comune i proprietari della Ternana e i legali per decidere la linea di difesa.
Sara Francescangeli, presidente del Consiglio comunale di Terni, nel suo video parla da istituzione e da madre: “La Regione avrebbe dovuto dialogare con il Comune, non con Bandecchi. Era un dovere istituzionale e morale verso questa città.” Richiama l’articolo 120 della Costituzione e accusa la Giunta Proietti di aver tradito la leale collaborazione tra enti.
Le fonti giornalistiche confermano che la Ternana Calcio ha venduto il terreno di via XX Settembre alla famiglia Rizzo, oggi proponente della clinica. La presidente Claudia Rizzo ha reso pubblico il passaggio in conferenza stampa. Nessun conflitto di interesse per Bandecchi, che ha ceduto società e terreno.
L’ex senatrice Valeria Alessandrini, in un post pubblico, ha scritto: “Il nuovo ospedale pubblico non si farà, e anche il progetto stadio-clinica è stato cancellato.” Una frase che riassume perfettamente il sentimento di una città stanca di sentirsi sempre seconda.
Due consiglieri nati a Terni firmano l’atto che ferma Terni. Un portavoce parla di legalità. Un assessore parla di fatti. Una presidente parla di verità. Una presidente di Regione parla di tutela, e una città intera parla di sabotaggio.
Chiamatelo atto dovuto, scelta tecnica o prudenza amministrativa, resta un autogol da manuale. Non colpisce solo la porta, colpisce la fiducia di chi ancora una volta aveva creduto che questa partita si potesse finalmente giocare.
POST SCRIPTUM
Negli ultimi giorni Terni ha parlato solo di Ternana, di stadio, di clinica, di giustizia e d’orgoglio. Centinaia di voci, tutte sicure, tutte convinte di difendere la città. Poi arriva la domenica, e sugli spalti del Liberati ci sono poco più di tremila persone. Se anche solo la metà di chi in settimana aveva detto la sua fosse venuta allo stadio, ieri sarebbe stato tutto esaurito. Sarebbe stato un segnale, forte e limpido, che Terni c’è davvero. Noi de Il Ventuno c’eravamo, non con l’accredito, ma con il biglietto in mano. Perché le città si difendono anche così, pagando il posto e guardandosi in faccia.
