Negli ultimi anni, la Ternana Calcio si è trovata immersa in un vortice di cambiamenti strutturali, tensioni finanziarie e ambizioni infrastrutturali che hanno profondamente segnato il destino del club e della sua comunità. Al centro di questo processo complesso c’è il progetto “stadio-clinica”, un’iniziativa che avrebbe dovuto rilanciare non solo il calcio locale ma anche l’intero tessuto economico e sociale di Terni. Tuttavia, dietro le facciate istituzionali e i proclami ottimistici, si cela una realtà economica tormentata, fatta di indebitamento crescente, incertezze gestionali e trattative societarie dai risvolti incerti.
Un dato su cui si concentra l’attenzione è il presunto debito complessivo della società, che dovrebbe essere intorno ai 10/11 milioni di euro. Questa cifra, spesso citata nel dibattito pubblico, non trova però conferme ufficiali documentate, creando un alone di sospetto e ambiguità che alimenta le preoccupazioni sicuramente dei tifosi. Analizzando i bilanci degli ultimi cinque anni emerge un quadro finanziario tutt’altro che rassicurante: nella stagione 2022/23 la Ternana ha registrato una perdita d’esercizio record di circa 19 milioni di euro, con il patrimonio netto che si è ridotto da 5 a meno di 3 milioni e le disponibilità liquide quasi dimezzate. Un anno prima, nel 2021/22, i costi di produzione erano già aumentati di quasi 9 milioni, spinti dall’inevitabile salto in Serie B che ha portato maggiori spese per personale e servizi. Nel 2024, nonostante la scarsità di dati dettagliati, si segnalerebbe una perdita netta superiore agli 8 milioni di euro, a testimonianza di un progressivo deterioramento della situazione economica.
È in questo scenario che nel settembre 2024 i fratelli Stefano e Maurizio D’Alessandro, tramite la holding N21 Holding S.r.l., rilevarono la proprietà e la gestione della Ternana Calcio. Stefano D’Alessandro assunse la presidenza, affiancato da un team dirigente composto da figure chiave quali Giuseppe Mangiarano, Vincenzo Fogliamanzillo, Sergio Salvati e Lorenzo Modestino, chiamati a gestire non solo la squadra ma anche la futura concessione pluridecennale delle aree commerciali dello stadio, fonte di ricavi stimati superiori ai due milioni di euro annui, a cui si aggiungono gli introiti legati alle attività sportive e agli eventi. La posta in gioco era altissima: non si trattava più solo di una gestione calcistica, ma di governare un assetto imprenditoriale complesso e interconnesso.
Parallelamente, la Ternana Women S.S.D.A.R.L. rimaneva nelle mani di Stefano Bandecchi, figura di spicco non solo per il suo ruolo di imprenditore e fondatore dell’Università “Niccolò Cusano”, ma anche per la sua posizione istituzionale di sindaco e presidente della Provincia di Terni. Questa duplice funzione ha conferito a Bandecchi un peso politico ed economico decisivo nelle dinamiche locali e societarie, capace di influenzare le strategie e le scelte legate al progetto stadio-clinica. La squadra femminile, organizzata autonomamente con Paolo Tagliavento e Isabella Cardone ai vertici, detiene la proprietà del terreno su cui dovrebbe sorgere la clinica, un asset fondamentale. L’accordo formale tra Ternana Calcio e Ternana Women, perfezionato con la previsione di un pagamento di circa 14 milioni di euro per il trasferimento della clinica, ha sottolineato la complessità e la delicatezza delle relazioni economiche tra le due entità, mettendo in luce un intreccio societario che si muove tra politica, sport e business.
Nel cuore di questa architettura societaria si trova Stadium S.p.A., una società di scopo creata nel 2025 per gestire la costruzione e l’operatività del nuovo stadio multifunzionale. Qui la quota di maggioranza, il 52%, è detenuta da Ternana Calcio, mentre il restante 48% è in mano ai fratelli D’Alessandro, conferendo loro il controllo di una delle componenti più strategiche dell’intero progetto. Tra le voci che circolano nel dibattito pubblico si fa riferimento a un finanziamento pubblico di circa 5 milioni di euro, collegato al decreto Abodi e destinato all’ammodernamento dell’impianto, anche se questa informazione non è mai stata ufficialmente documentata, alimentando ulteriori dubbi sulla reale solidità delle risorse disponibili.
La decisione di trasformare la Ternana Calcio da società per azioni a società a responsabilità limitata, formalizzata nell’aprile 2025, rappresenta un tentativo evidente di snellire e rendere più flessibile la governance societaria, in un contesto segnato da pesanti indebitamenti e da mercati incerti. Questo passaggio ha anche avuto l’effetto di distinguere nettamente la gestione delle attività sportive da quelle infrastrutturali, con la creazione di entità dedicate come Stadium S.p.A.
Nonostante la comunicazione ufficiale tenda a mantenere un tono positivo, la realtà finanziaria appare invece contraddistinta da una forte complessità. La pressione economica, secondo quanto ricostruito da fonti giornalistiche e confermato indirettamente da dichiarazioni del Sindaco Bandecchi e del Direttore Sportivo Carlo Mammarella, avrebbe spinto i fratelli D’Alessandro a prendere in considerazione una possibile cessione della società a meno di un anno dall’ingresso. Non vi sono però conferme dirette da parte dei protagonisti, e il quadro è aggravato dal fallimento delle trattative con probabili investitori romani e gruppi tecnologici in fase di due diligence. Da segnalare inoltre che i fratelli D’Alessandro sono stati presenti il 1° agosto 2025 presso il Comune di Terni per la firma della nuova convenzione di gestione dello stadio per 44 anni, un segnale che, malgrado le difficoltà, il loro ruolo rimane centrale nella governance.
Il rischio di un eventuale fallimento della Ternana srl non comporterebbe la fine automatica del progetto stadio-clinica. Le quote di Stadium S.p.A. della Ternana sarebbero cedute a terzi, mentre la proprietà esclusiva di terreno e clinica da parte di Ternana Women garantirebbe la continuità almeno di una parte del progetto. Tuttavia, l’indebitamento elevato rappresenta una minaccia reale per la sostenibilità e richiede una governance efficiente e interventi di ristrutturazione urgenti.
Dal punto di vista economico, la nostra stima, basata sui dati parziali e sulle perdite accumulate, suggerisce un debito complessivo intorno agli 11 milioni di euro. Pur con margini di incertezza, questa cifra orienta la valutazione del peso finanziario del club e delle sfide che un eventuale investitore dovrebbe affrontare. Considerando questa situazione, l’investimento richiesto per acquisire la società, coprire le passività e sostenere la gestione degli asset, inclusi la quota in Stadium S.p.A. per la costruzione dello stadio, rimane elevato e rappresenta un vero banco di prova per la capacità attrattiva del club.
Gli investitori potenziali si potrebbero collocare in diverse categorie. Fondi infrastrutturali e immobiliari potrebbero apprezzare il valore a lungo termine degli asset fisici, indipendentemente dai risultati sportivi immediati. Holding specializzate nel settore sportivo e mediatico potrebbero vedere nel brand Ternana un’opportunità per ampliare attività commerciali e mediatiche. Family office e investitori istituzionali, con risorse importanti e visione di lungo termine, potrebbero sfruttare la diversificazione del portafoglio. Partner locali o regionali, mossi da ragioni di valorizzazione territoriale, potrebbero vedere nel progetto un volano economico e sociale. Fondi di private equity o venture capital con focus su sport, tecnologia e servizi potrebbero interessarsi, seppure con prudenza in mancanza di garanzie certe.
Dal punto di vista operativo, il progetto necessita di una governance solida e coordinata, con competenze specifiche per la gestione delle infrastrutture sportive e dei servizi correlati. Strategicamente, il valore immobiliare e commerciale rappresenta un potenziale importante, ma il livello agonistico in Serie C limita comunque la visibilità e i ricavi a breve termine.
In sintesi, l’investimento richiesto si discosta nettamente dai parametri usuali delle società di Serie C e richiede un investitore con una visione integrata e a lungo termine, capace di valorizzare sia la dimensione sportiva sia, soprattutto, quella infrastrutturale e commerciale. La complessità finanziaria, le dinamiche societarie e gli intrecci politici rendono la situazione particolarmente delicata, richiedendo un approccio strategico rigoroso e risorse solide.
Dietro le quinte, trattative e coperture economiche annunciate e poi ritirate hanno disegnato una rete intricata di incertezze e interessi contrastanti. I fratelli D’Alessandro, pur con esperienza e controllo diretto, potrebbero aver incontrato difficoltà nel trovare partner finanziari stabili. Le trattative con gruppi tecnologici e investitori quotati sono fallite, aggravando ulteriormente la situazione. Nel frattempo, il ruolo di Bandecchi, tra politica e imprenditoria, continua a essere un elemento chiave ma anche fonte potenziale di tensioni.
Ad oggi, la Ternana Calcio si trova a un bivio, sospesa tra opportunità e rischi, in un delicato equilibrio di rapporti da gestire con grande attenzione per evitare che l’ambizioso progetto sportivo e infrastrutturale si trasformi in un peso per la comunità e il territorio che la società rappresenta e dovrebbe valorizzare.
Andrea Coscia

