Ah, l’Umbria. Terra di santi, poeti e… ospedali. Quando si parla di sanità regionale, il confronto tra l’Ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia e l’Ospedale Santa Maria di Terni è inevitabile. Ma non temete, non ci limiteremo a numeri e statistiche: oggi vi raccontiamo una storia di ambizione, investimenti, qualche piccola disavventura e qualche nuovo progetto che dovrebbe, si spera, cambiare il panorama sanitario regionale.
Con circa 880.000 abitanti (Istat 2023), la regione vede un intenso movimento negli ospedali: nel 2022 gli accessi ai pronto soccorso umbri hanno superato i 265.000, con un’incidenza di codici verdi del 69%, il più alto dato nazionale, e con una percentuale di ricoveri anche per codici bianchi e verdi superiore alla media italiana (ternitomorrow.it). L’ospedale di Perugia, in particolare, ha registrato nel 2023 ben 78.341 accessi al pronto soccorso, un aumento notevole rispetto agli anni precedenti (ospedale.perugia.it).
Perugia si fregia dell’Ospedale Santa Maria della Misericordia, un gigante universitario dal nome quasi poetico, nato nel lontano 1303, quando di certo non si parlava di code al pronto soccorso. Trasferitosi nel 1985 nella sede di Sant’Andrea delle Fratte, progettata come polo ospedaliero all’avanguardia con tecnologie moderne e organizzata in blocchi funzionali, questo ospedale è un fiore all’occhiello regionale, posizionandosi al 43° posto nella classifica nazionale Newsweek 2023 (umbria24.it, perugiaonline.it).
Tuttavia, non tutto è oro quel che luccica. Nel 2019, l’ospedale è stato coinvolto nello scandalo “Sanitopoli”, relativo a concorsi truccati nel sistema sanitario regionale, che ha portato a una serie di arresti e alla condanna a due anni dell’ex Presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, per abuso d’ufficio e falso, con pena sospesa (ilfattoquotidiano.it, open.online, ansa.it). La vicenda ha avuto come conseguenza le dimissioni della Marini da presidente della Regione Umbria nel 2019 (repubblica.it). Alcuni esponenti politici coinvolti sono stati condannati per associazione a delinquere, mentre la stessa Marini è stata assolta da questa specifica accusa (fanpage.it).
Dall’altra parte della regione, l’Ospedale Santa Maria di Terni, costruito a Colle Obito con la prima pietra posata nel 1955 e inaugurato nel 1973, ha cercato di rinnovarsi. Negli ultimi anni sono stati effettuati numerosi interventi di ristrutturazione e ammodernamento, come l’ampliamento del Pronto Soccorso nel 2025, finanziato con fondi PNRR, la ristrutturazione del reparto di Malattie Infettive e l’adeguamento della pista di atterraggio per l’elisoccorso (umbria.tag24.it, cmsa.it). Si parla inoltre di un nuovo ospedale in progetto con un investimento previsto di 116 milioni di euro (consiglio.regione.umbria.it).
Nel 2024, l’Ospedale di Terni si è classificato al secondo posto in Italia per efficienza ospedaliera, superato soltanto dall’azienda sanitaria del Friuli occidentale (ansa.it). Nel frattempo, l’Ospedale di Perugia conserva una solida reputazione, sebbene continui a ricevere critiche relative alla gestione e all’organizzazione interna.
Per quanto riguarda gli investimenti, Perugia ha puntato su tecnologia d’avanguardia, come il sistema Tomo Therapy HD per il trattamento dei tumori, con un investimento di oltre tre milioni di euro (fondazioneperugia.it). Terni, invece, concentra gli sforzi sulla ristrutturazione e ampliamento delle strutture, ma con qualche dubbio sulla sostenibilità economica del progetto di un nuovo ospedale, il cui costo è salito da 220 a 300 milioni (umbria7.it).
Il paziente, il vero arbitro di questa sfida, sembra avere opinioni miste. I cittadini di Perugia lodano la competenza e la disponibilità del personale sanitario, elogiando ad esempio la cura in reparti come l’oncologia (ospedale.perugia.it). Tuttavia, non mancano critiche riguardo ai tempi di attesa e all’organizzazione interna. I ternani, dal canto loro, apprezzano la professionalità del personale ma segnalano disservizi quali lunghe attese e casi di malasanità, come il decesso di una paziente dopo ricovero in corridoio e conseguente polmonite (umbriaon.it).
Le recensioni online riflettono questa duplicità: su QSalute l’ospedale di Perugia ottiene un punteggio medio di 8/10 con molte valutazioni positive, mentre Terni riceve voti mischiati tra eccellenza e critica, con una media di 7,4 su DoveSalute (qsalute.it).
Ma la sanità umbra non è solo Perugia e Terni, attenzione. Negli ultimi anni sono stati messi in funzione nuovi ospedali, veri e propri gioielli della corona regionale. Nel 2011 è nato l’Ospedale Unico della Media Valle del Tevere a Pantalla, Todi, che ha inglobato e sostituito le strutture di Todi e Marsciano con un investimento di circa 42 milioni di euro (quotidianosanita.it). Nel 2018, dopo il terremoto del 2016, è stato inaugurato il nuovo Ospedale di Cascia, con 40 posti letto e tecnologie moderne, frutto di un investimento da oltre 11 milioni di euro (sisma2016.gov.it).
In cantiere ci sono poi due grandi progetti: il nuovo ospedale di Narni-Amelia, la cui costruzione dovrebbe partire nel 2027 per essere operativo tra il 2030 e il 2031, con un costo complessivo di circa 100 milioni tra costruzione e tecnologie (corrieredellumbria.it, ternitomorrow.it); e il nuovo ospedale di Terni, che vedrà uno stanziamento di circa 128 milioni per la costruzione e il potenziamento delle strutture esistenti (ternitomorrow.it, terninrete.it).
Parallelamente, si sono succeduti investimenti importanti per la ristrutturazione e potenziamento di strutture esistenti, come l’ospedale di Foligno (circa 19 milioni per miglioramento sismico), Città di Castello (10 milioni per attrezzature e servizi), Branca a Gubbio, Spoleto e Assisi, tutte strutture in cui la Regione sta mettendo mano per non farle crollare sotto il peso degli anni (regione.umbria.it, uslumbria1.it, umbriajournal.com).
Investire risorse significative negli ospedali di Perugia e Terni, creando al contempo presidi di primo soccorso sul territorio, rappresenterebbe la strategia più sensata. Recenti investimenti hanno riguardato questi due ospedali, con oltre 70 milioni di euro destinati a Perugia per nuove apparecchiature e tecnologie, e 4 milioni per Terni per adeguamenti e ristrutturazioni, una differenza di risorse che non appare del tutto coerente se si considera che l’ospedale di Perugia è relativamente più recente e moderno rispetto al vetusto ospedale di Terni, il quale avrebbe forse necessità di interventi strutturali più urgenti e consistenti. Questa discrepanza solleva legittimi dubbi sull’equità e sull’efficacia della distribuzione degli investimenti, soprattutto in un contesto dove entrambi gli ospedali rivestono un ruolo fondamentale per la salute dei cittadini umbri.
Parallelamente, la dissuasione degli accessi impropri al pronto soccorso, in particolare i codici bianchi e verdi, e l’incentivazione dell’accesso al medico di famiglia porterebbero a numerosi benefici concreti:
- Riduzione delle code e dei tempi di attesa, con il pronto soccorso dedicato a emergenze reali e gravi.
- Migliore qualità delle cure per i pazienti con problematiche meno urgenti, grazie all’assistenza personalizzata e continuativa del medico di base.
- Ottimizzazione delle risorse sanitarie, risparmiando costi e personale che possono essere riallocati per potenziare i servizi.
- Maggior soddisfazione del paziente, che evita stress e lunghe attese e riceve cure più appropriate.
- Promozione della medicina territoriale, costruendo un sistema sanitario più sostenibile e vicino ai cittadini.
- Prevenzione di complicazioni grazie a diagnosi tempestive e continuità assistenziale.
- Riduzione del carico di lavoro e stress per il personale del pronto soccorso, migliorandone il benessere e la qualità del lavoro.
A complicare il quadro finanziario, il sistema sanitario regionale presenta un deficit strutturale di oltre 243 milioni di euro accumulato fino al 2024, risultato di un’analisi indipendente commissionata dalla Giunta regionale (regione.umbria.it, ansa.it). Nonostante la gestione complessiva regionale mostri un bilancio positivo parziale, il disavanzo delle quattro aziende sanitarie umbre rappresenta un problema pressante, aggravato anche da tagli statali ai trasferimenti. La Corte dei Conti ha confermato la criticità del bilancio pur parificando l’esercizio 2024 (tuttoggi.info).
Insomma, la sanità umbra vive la sua eterna partita a scacchi tra due grandi strutture che cercano di fare del loro meglio, tra investimenti milionari, ristrutturazioni disperate, una popolazione di quasi 900.000 persone che si rivolge quotidianamente agli ospedali regionali e pazienti che, nel frattempo, si chiedono se vedranno mai l’auspicato salto di qualità. Dai bilanci in rosso, alla modernizzazione tecnologica, fino alla percezione e alla soddisfazione degli utenti.
Sarà forse la tanto agognata “Umbria in Salute”, la piattaforma digitale regionale lanciata nel 2025, a segnare la svolta? O rimarremo ancora in attesa, seduti nelle sale d’aspetto, con il libro della satira umbra in mano?
Andrea Coscia

